IL PRESIDIO ALLA VOSS FLUID S.R.L. DI OSNAGO PER LA DIGNITÀ DEL LAVORO. LA VICENDA SEGUITA DALLA FIM CISL

Da oltre venti giorni i lavoratori della Voss Fluid S.r.l., azienda di Osnago (Lc) specializzata nella produzione di componenti idraulici, sono in presidio permanente per tutelare il proprio posto di lavoro.

 

Di seguito la testimonianza toccante di uno dei 70 dipendenti.

 

In questi giorni la mia azienda ha annunciato la chiusura per delocalizzazione del mio stabilimento e conseguenti 70 licenziamenti. E io con vergogna, non l’ho detto a nessuno. Ho sperimentato sulla mia pelle l’apatia che questa notizia ti porta a subire.

Questa apatia mi ha portato a vivere nella paura del domani e nemmeno a gioire delle decisioni importanti della mia vita come l’anello consegnato alla mia fidanzata solo qualche giorno prima, il desiderio della nostra vita insieme che si realizzava con il rogito firmato in questi giorni.

Mi vergognavo, pensavo di avere delle colpe, di essere stato uno stupido, un deficiente forse perché non “avevo capito” - come qualcuno mi ha detto. Coerente con le mie scelte di vita, coi valori in cui credo ho chiesto rispetto, dignità, ho partecipato alla protesta nonviolenta insieme ai miei colleghi e provato sulla mia pelle il freddo delle notti all’addiaccio, dei dubbi sul futuro e dei sacrifici da intraprendere.

Ho visto però nelle persone, nella società civile e nelle istituzioni il valore del Bene Comune.

Ho visto come la solidarietà delle persone e organizzazioni ci abbia riempito i cuori (e la pancia) con piccoli gesti, anche solo di bellezza. Perché  una “Stella di Natale” può sembrare inutile ad un presidio fuori dai cancelli di una industria metalmeccanica, ma nulla è scontato in questi giorni, nemmeno la bellezza. Ho visto una giovanissima 18enne credere in valori, portare un pacco di cioccolatini e commuovere con tale gesto persone burbere e disilluse dalla situazione.

Ho visto la speranza, il miracolo del Natale forse. Ieri, di fronte ad un gesto assurdo di violenza e di scontro senza alcun pretesto ho avuto paura nell’espormi. Di fronte al muso di un’auto mi sono scansato.

Di fronte alle urla e agli insulti che venivano sbraitati ho preferito non rispondere, non per superiorità e rispetto ma perché mi vergognavo di quello che mi veniva detto. Mi sono sentito in colpa per quello che stava accadendo.

Quelle parole però hanno seminato. Incredibilmente direi. Quegli insulti hanno ottenuto una reazione contraria. Perché quelle parole invece che seppellirmi mi hanno ridato forza. Non devo vergognarmi della mia situazione. Io ho lavorato in tutti questi anni dando il meglio, tra alti e bassi, come tutti e come la vita prevede.

Non ho colpe se mi trovo in questa situazione, men che meno le colpe e gli epiteti che mi sono stati affibbiati con quelle urla. Non sono disperato, perché la speranza mi è data dalle persone che ho affianco. Sono semplicemente senza un lavoro. Lavoro che mi è stato tolto (sulle ragioni e perché poi se ne discuterà). Avete provato a togliermi la dignità. Ma grazie a voi invece l’ho ritrovata. Avevo perso la fiducia nelle istituzioni. Ma grazie a voi l’ho ritrovata. Spero possiamo chiuderla qui. Ormai io sono a posto con me stesso.

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