E' una fotografia interessante quella che emerge dai dati diffusi dal Ministero dell'interno relativi alla procedura di “Emersione dal lavoro irregolare” sancita dall’articolo 103 del “Decreto Rilancio”, avviata il primo giugno scorso.Alla data del 30 giugno, le domande pervenute sono 69.721, di cui l’88% afferibile al settore domestico, mentre il restante 12% al comparto agricolo. Le domande in bozza, ovvero non ancora inviate sono 10.645 e, anche in questo caso, il 76% ascrivibile al lavoro domestico.
Si conferma dunque, il trend che si era evidenziato già nei primi giorni dall’avvio della procedura, ovvero la grande richiesta per il settore domestico e dei servizi alla persona, ma anche il trend di riferimento regionale dove la vocazione del territorio si riflette sulle richieste presentate. A guidare la classifica per il lavoro domestico e dei servizi alla persona è la Lombardia, con oltre 19 mila richieste, seguita dalla Campania  (circa 9 mila) e dal Lazio (6.434).
La Campania si accredita al primo posto per le richieste provenienti dal settore agricolo con 2.450 domande, seguita da Sicilia con 1.273 e Lazio con oltre 1.100 stanze.
La nazionalità dei datori di lavoro è prevalentemente italiana, lo confermano i 45.730 datori di lavoro domestici e i 7.451 imprenditori agricoli, mentre, se si osservano le nazionalità dei lavoratori censite dal sistema, i cittadini che beneficiano del maggior numero di richieste per il comparto domestico, provengono da Marocco, Ucraina, Bangladesh, seguiti da Cina, Albania e Perù. In agricoltura invece, circa la metà delle istanze è stata presentata in favore di cittadini provenienti da Albania, Marocco e India.
Andrea Cuccello, componente della segreteria nazionale, nel commentare i dati relativi alla procedura di regolarizzazione: “Ribadiamo quanto già riferito in diverse sedi, ovvero che con questo Decreto non si eliminerà lo stato di clandestinità e conseguentemente di vulnerabilità subita da tanti migranti che rimarranno ancora una volta esclusi ed invisibili, lasciati nell’impossibilità di divenire regolarmente e legalmente presenti sul territorio.
Come Cisl rinnoviamo il nostro impegno per elidere rischi di discriminazione e ghettizzazione dei migranti e delle loro famiglie e in ogni occasione, continueremo a lavorare per promuovere una riforma delle leggi che regolino l’immigrazione per contribuire alla costruzione di un modello di accoglienza e integrazione funzionale e solidale, per gli stranieri e per gli italiani, fondato, come ci ricorda la nostra Carta Costituzionale, sui principi della dignità e della coesione sociale”.

 

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