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Primo Maggio - Manifestazione nazionale di Bologna


Primo Maggio, Duci: il lavoro unisce, costruiamo l’Europa del lavoro

“Lavoro, diritti, stato sociale: la nostra Europa” lo slogan delle manifestazioni

“Il lavoro non consente distinzioni, non ha genere né colore. Il lavoro accomuna. Il lavoro unisce”. Così il segretario generale della Cisl Lombardia, Ugo Duci, ieri in piazza della Scala, chiudendo il comizio al termine della manifestazione per il 1° maggio 2019. “Oggi, dopo settimane di mobilitazioni e di iniziative in tutto il Paese, ci ritroviamo insieme, a Milano, a Bologna, in tante città lombarde e italiane, per vivere un giorno importante: la festa del lavoro, di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori – ha ricordato Duci -. Il lavoro accomuna, unisce. Le uniche differenze sono quelle degli aggettivi che a volte seguono la parola lavoro, “precario, saltuario, frammentato, sottopagato, sfruttato, in nero, debole, povero”. Sono differenze che non ci piacciono, che non possiamo accettare, che come sindacato continueremo a contrastare”.

Centinaia i lavoratori che hanno sfilato ieri per le vie di Milano con Cgil, Cisl e Uil territoriali e regionali, la centralità del lavoro, che sia dignitoso, e l’importanza di una vera unione sociale europea. “Lavoro, diritti, stato sociale: la nostra Europa” è stato infatti lo slogan scelto per la festa dei lavoratori di quest’anno. Sul palco, prima degli interventi dei tre segretari generali regionali hanno preso la parola lavoratori e delegati della pubblica amministrazione, dei servizi, dell’industria e dei rider. Storie ed esperienze diverse, ma accomunate dal richiamo ad una maggiore attenzione e impegno da parte della politica per un lavoro che sia davvero occasione di sviluppo e dignità.

“Il Primo Maggio è anche memoria delle tante battaglie sindacali combattute nel mondo per eliminare lo sfruttamento e rendere il lavoro un’attività umana degna. Eccolo, l’unico aggettivo che può venire dopo, che può connotare il lavoro: degno – ha sottolineato Duci nel suo comizio conclusivo -. Il lavoro come compimento e realizzazione della persona umana e partecipazione di ognuno alla crescita della comunità”.

Fondamentale, in questa dimensione, il ruolo dell’Europa. “Non costruiremo la nuova Europa, l’Europa politica e sociale, se i suoi cittadini non avranno trovato le motivazioni per ricominciare ad amarla e convincersi che è il nostro unico comune destino possibile – ha detto il segretario generale della Cisl Lombardia -. Non reinventeremo l’Unione, se i popoli e le persone non torneranno a considerarla utile per risolvere i loro problemi. Ma sono le politiche economiche che devono essere al servizio delle comunità e degli ideali, non il contrario! Contano le persone in carne e ossa, le loro aspettative, non i numeri, i parametri, i protocolli e le procedure da seguire, costi quel che costi. Tutto questo potrà succedere solo se quella che costruiremo sarà, prima di ogni altra cosa, l’Europa del lavoro”.

Le caratteristiche del mercato globale fanno assumere, oggi e ancor più domani, alla partita del lavoro e dello sviluppo, una dimensione europea.

“La Libia, i nodi irrisolti in Medio Oriente, la crisi economica in Iran, gli incerti sviluppi della Brexit, la frenata della Germania, il modello autocratico della Russia di Putin e le politiche protezioniste dell’amministrazione Trump – ha ricordato Duci -. Di fronte a tutto questo, credere che basti erigere un “muro sovranista” e chiudersi all’interno dei propri confini, è la cosa più drammaticamente sbagliata che ci sia. Nel mondo globale di oggi, l’illusione di costruire muri, che comunque si rivelerebbero di cartapesta, non ci renderebbe affatto padroni in casa nostra. Diventeremmo invece schiavi di decisioni prese altrove”.

 

 

 

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