Giuseppe D’Aquaro: “Non escludiamo l’apertura dello stato di agitazione”

Saranno 36 i lavoratori (24 uomini e 12 donne) della Vigilanza Città di Varese, storica azienda del Varesotto, a pagare il prezzo più alto della cessione del ramo d’azienda dedito all’attività di trasporto, contazione (la fase in cui il denaro viene contato e rendicontato), deposito e custodia dei valori alla comasca Vedetta 2 Mondialpol S.p. A. Le operazioni di cessione/acquisizione dovrebbero aver effetto dal prossimo 1° aprile. La comunicazione è piovuta sui lavoratori come una doccia fredda nei giorni scorsi. “Le operazioni – ha fatto sapere in una nota il Corpo di Vigilanza Città di Varese – sono motivate dalla necessità per la cedente di razionalizzare la propria attività dismettendo un ramo aziendale non più profittevole, in ragione delle attuali non favorevoli condizioni di mercato, nonché, per la cessionaria, di accrescere la propria quota di mercato e nel contempo razionalizzare la propria presenza concentrando le attività acquisite presso la sede di Como e nel contempo rafforzando la propria presenza nella fascia pedemontana ove opera nelle province di Torino, Novara, Lecco, Bergamo e Brescia. Le operazioni di cessione/acquisizione non comporteranno alcuna particolare conseguenza pregiudizievole, né sul piano giuridico né su quello economico-sociale, in capo ai lavoratori interessati al trasferimento; il rapporto di lavoro continuerà con la Società Concessionaria e i lavoratori conserveranno tutti i diritti che ne derivano dei trattamenti economici e normativi previste dalle contrattazioni vigenti applicate dalla Concessionaria…”

Durissima la posizione espressa sulla vicenda dalla Fisascat Cisl dei Laghi. “La Fisascat Cisl Varese – Como (che rappresenta il 90% dei lavoratori coinvolti nel passaggio) non farà da notaio di fronte ad un’operazione commerciale – le parole del segretario generale della categoria Giuseppe D’Aquaro - qualcuno certamente trarrà profitto da questa compravendita e non ci interessa né chi né quanto, l’unica cosa certa è chi ci perde, le 36 lavoratrici e lavoratori coinvolti. Lavoratori con 1200 euro lordi di stipendio, ai quali dal 1° aprile si chiede di sostenere un costo di 500 euro netti soltanto per spostarsi, per il semplice mantenimento del posto di lavoro. O le aziende lo comprendono davvero e si discute seriamente di come salvaguardare i posti di lavoro, altrimenti si parla solo di un licenziamento collettivo mascherato da trasferimento. Si tratta di 36 posti di lavoro che rischiano seriamente di non esserci più. In merito valuteremo l’apertura dello stato di agitazione e chiederemo il conseguente coinvolgimento del Prefetto”.

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