Gli anni Sessanta e la nuova politica contrattuale

 

Tuttavia i rapporti tra le confederazioni sono sempre caratterizzati da grandi difficoltà e solo agli inizi degli anni sessanta cominciano a verificarsi momenti di unità d’azione in qualche categoria e in alcune località.

Fatto ancor più importante è che iniziano ad attuarsi i primi rilevanti accordi aziendali (Italsider, Bassetti, Perugina, Franchi), mentre i parlamentari-sindacalisti della CISL insistono in Parlamento per un ruolo più attivo e autonomo delle aziende a partecipazione statale che già dal 1956, grazie all’iniziativa della CISL, si erano distaccate dalla Confindustria dando vita all’Intersind consentendo, così, di creare un sistema articolato di contrattazione con il sindacato.

In questi anni si svolgono le prime grandi lotte unitarie, quelle dei siderurgici, quelle degli elettromeccanici e le vertenze aziendali a Milano.

Il contratto dei metalmeccanici del 1963 è il punto di arrivo della mobilitazione di questo periodo.

Il sindacato riesce a conquistare il diritto di contrattare in azienda i cottimi (cioè la retribuzione a rendimento), i premi di produzione e le qualifiche.

Il clima politico favorisce l’affermazione della contrattazione articolata: siamo negli anni del centrosinistra con la partecipazione del Partito socialista al governo del Paese.

Ciò, tuttavia, non significa che in questo periodo si raggiunga il massimo delle libertà sindacali, anzi la resistenza padronale e molto forte, tanto che fare attività sindacale nei luoghi di lavoro può ancora costare il licenziamento. Ancora non esistono diritti sindacali e rimane difficile per il sindacato entrare in fabbrica, indire riunione o assemblee.

Verso la metà degli anni Sessanta, la crisi economica blocca lo sviluppo dell’economia italiana: i licenziamenti nelle fabbriche e un elevato tasso di disoccupazione rendono difficile applicare le conquiste del periodo precedente ed anche i contratti di lavoro firmati sono molto deludenti per i lavoratori.

Nella CISL si apre un intenso confronto interno poiché alcune federazioni di categorie dell’industria, alcune realtà provinciali e qualche settore del pubblico impiego chiedono con decisione l’incompatibilità tra cariche politiche e cariche sindacali.

Durante questo periodo inizia l’impegno sindacale su nuovi terreni, non più immediatamente legati al luogo di lavoro: è la politica delle riforme, nata dalle delusioni del centrosinistra che non aveva soddisfatto le aspettative dei lavoratori.

Questo nuovo impegno costituisce un fatto rilevante poiché segna i primi coinvolgimenti del governo nell’attività contrattuale e l’impegno del sindacato su questioni che riguardano la società nel suo complesso.

Nel 1969, il VI Congresso CISL sancisce l’incompatibilità tra cariche politiche e cariche sindacali. Da questo momento la CISL non avrà più una rappresentanza parlamentare.

Sono anni, questi, in cui le lotte dei lavoratori, insieme con quelle studentesche e con le guerre di liberazione nel Terzo Mondo,mostrano assai spesso un volto nuovo e tendono a ridiscutere il modo di essere del sindacato.

Lotte che non pagano solo sul piano dei contratti aziendali e di categoria, ma che conducono all’abolizione delle gabbie salariali, ad un primo accordo che prevede il collegamento tra pensioni e a quell’importante riforma che è lo Statuto dei lavoratori.

La CISL è presente e spesso all’avanguardia, anche rispetto alla sfida eversiva ed alla “strategia della tensione”, le trame nere, gli attentati di piazza, che richiedono al sindacato di muoversi per la prima unito, in difesa delle libertà democratiche.

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